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IL DURC NON PUO' ESSERE SOSTITUITO DA UN'AUTOCERTIFICAZIONE

Giovedý 26 Gennaio 2012

Il Documento unico di regolarità contributiva (cosiddetto DURC) non è autocertificabile: esso non
può, dunque, in nessun caso, essere sostituito da una dichiarazione di regolarità contributiva da parte
del soggetto interessato. Lo ha ribadito il Ministero del Lavoro con la nota n. 619 del 16 gennaio 2012.
Il chiarimento si è reso necessario a seguito dell’entrata in vigore, lo scorso 1° gennaio, delle modifiche
apportate dalla L. 183/2011 (legge di stabilità per il 2012) alla disciplina dei certificati e delle
dichiarazioni sostitutive di cui al DPR 445/2000. L’art. 15 di tale legge, infatti, da un lato, ha fissato il
principio secondo cui le Pubbliche Amministrazioni, per gestire le procedure di propria competenza,
non possono utilizzare o richiedere ai cittadini certificati (i quali rimangono validi solo nei rapporti tra
privati); dall’altro, in materia di DURC, ha inserito nel DPR 445/2000 il nuovo art. 44-bis, ai sensi del
quale “le informazioni relative alla regolarità contributiva sono acquisite d’ufficio, ovvero controllate ai
sensi dell’articolo 71, dalle pubbliche amministrazioni procedenti, nel rispetto della specifica normativa
di settore”.
Nel fornire indicazioni, in generale, sulla riforma, il Ministro della Pubblica Amministrazione e della
Semplificazione (direttiva n. 14 del 22 dicembre 2011) ha evidenziato come essa abbia come obiettivo la
completa “de-certificazione” del rapporto tra P.A. e cittadini: l’utilizzabilità dei certificati – ossia le
certificazioni rilasciate dalla Pubblica Amministrazione in ordine a stati, qualità personali e fatti –
soltanto nei rapporti tra privati comporta, infatti, come espressamente previsto dall’art. 15 della L.
183/2011, che, nei rapporti con gli organi della Pubblica Amministrazione e i gestori di pubblici servizi,
tali certificati siano sempre sostituiti dalle dichiarazioni sostitutive di certificazione o dell’atto di
notorietà, di cui agli artt. 46 e 47 del DPR 445/2000.
Alla luce di ciò, il Ministero del Lavoro ha sentito il bisogno di intervenire: quanto sopra non può, infatti,
valere per il DURC. In sostanza – spiega la nota in commento – anche a seguito dell’introduzione, nella
sezione del DPR 445/2000 riguardante i certificati, del succitato art. 44-bis, il DURC continua a seguire
un regime del tutto particolare, basato sull’assoluta impossibilità di sostituzione con una
dichiarazione di regolarità contributiva da parte del soggetto interessato.
In effetti, nella nozione di certificato che emerge dal DPR 445/2000 (ove si parla di “stati, qualità
personali e fatti”) rientrano elementi di fatto oggettivi riferiti alla persona, i quali non possono non
essere, per la stessa, oggetto di sicura conoscenza: da qui l’autocertificabilità di tali elementi e la
conseguente sanzionabilità penale in caso di mendaci dichiarazioni. La certificazione relativa al regolare
versamento della contribuzione obbligatoria, invece, non è la mera certificazione dell’effettuazione del
pagamento di una somma a titolo di contributi, ma un’attestazione degli Istituti previdenziali circa la
correttezza della posizione contributiva di una realtà aziendale, frutto di complesse valutazioni
tecniche di natura contabile derivanti dall’applicazione di discipline lavoristiche, contrattuali e
previdenziali. Deve, quindi, ritenersi che l’art. 44-bis del DPR 445/2000 stabilisca semplicemente le
modalità di acquisizione e gestione del DURC, senza però intaccare in alcun modo il principio
secondo cui le valutazioni effettuate da un Organismo tecnico (nel caso di specie, gli Istituti previdenziali
o, nel settore dell’edilizia, le Casse edili), non insistendo evidentemente né su fatti, né su “status” né
tantomeno su qualità personali, non possono essere sostituite da un’autodichiarazione.
Circa l’acquisizione d’ufficio delle informazioni relative alla regolarità contributiva da parte delle
Pubbliche Amministrazioni procedenti, la norma in esame si pone nel solco dell’art. 16-bis, comma 10
del DL 185/2008, con il quale il legislatore già aveva introdotto una semplificazione, stabilendo che,
negli appalti pubblici, spetti alle stazioni appaltanti acquisire d’ufficio il DURC, anche attraverso
strumenti informatici, dagli Istituti o Enti abilitati al suo rilascio “in tutti i casi in cui è richiesto dalla
legge”: ne è derivato il venire meno dell’obbligo, per le imprese che operano in appalti pubblici, di
inoltrare l’istanza per il rilascio del DURC da presentare – nei vari casi in cui, in tale ambito, è richiesta
la dimostrazione della regolarità contributiva – all’Amministrazione appaltante.
Quanto al riferimento, nell’art. 44-bis, ad un controllo delle informazioni relative alla regolarità
contributiva “ai sensi dell’articolo 71” del DPR 445/2000 (concernente i controlli sulle dichiarazioni
sostitutive), secondo il Ministero del Lavoro tale parte della norma lascia intendere la possibilità, per le
Pubbliche Amministrazioni, di acquisire un DURC (e non un’autocertificazione) da parte del soggetto
interessato, i cui contenuti potranno essere vagliati dalla stessa P.A. con le modalità previste per la
verifica delle autocertificazioni.


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